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Si è aperto oggi nella città emiliana il VII convegno nazionale di montagnaterapia. Si chiuderà sabato 16 ottobre con un trekking al Lago Santo

 

Si è aperto oggi, nell'Auditorium Claudio Gabbi di Crédit Agricole Green Life in via La Spezia a Parma, il VII convegno nazionale di montagnaterapia "Confinicomuni".

L'evento, che si snoderà lungo l'intera settimana, dall'11 al 16 ottobre, con sessioni in presenza e online, è organizzato da Azienda USL Parma e CAI sezione di Parma, e gode del patrocinio di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, CAI centraleSocietà Italiana di Montagnaterapia e Società Italiana Medicina di Montagna, oltre  ad avvalersi della partnership del Consorzio Solidarietà Sociale e del supporto incondizionato di Montura, Comet e Coop Allenaza 3.0.

Il pomeriggio inaugurale ha preso avvio con i saluti delle istituzioni, che hanno presentato e motivato la natura del convegno e il nutrito programma che propone.

Anna Maria Petrini, commissario straordinario AUSL Parma, ha esordito dichiarando: "In questi intensi mesi di lavoro a Parma, ho avuto in più occasioni l’opportunità di constatare l’interesse, la vitalità e la capacità di includere e coinvolgere che questa attività riesce a trasmettere agli utenti, ai nostri professionisti, ai tanti volontari e, più in generale, agli stakeholders esterni: #ConfiniComuni quindi, non è solo un azzeccato titolo per un evento di questa rilevanza, ma direi quasi un manifesto di intenti, un orizzonte che dà il senso di un percorso segnato da obiettivi e ideali frutto di un cammino fatto insieme".

Roberto Zanzucchi, presidente CAI sezione di Parma, ha aggiunto che "la montagnaterapia ci insegna ad abbattere convenzioni e categorie, la montagna è “terapeutica” per definizione, ci aiuta e ci abitua ad entrare con calma nell’ambiente, abbandonando almeno per un po’ la rincorsa alle prestazioni, in un'epoca che impone di vivere in una logica di performance. Il valore che il CAI vuole mettere in questa esperienza è quello di un accompagnamento specifico, frutto di studio ma anche e, soprattutto, di esperienza sul campo. Queste esperienze, lo abbiamo visto di recente nel recente primo Raduno nazionale di Escursionismo Adattato, sono tutte esperienze che emozionano, lasciano il segno e curano".

Il videomessaggio inviato dall’assessore Michele Guerra ha evidenziato l’importante ruolo di Parma Capitale Italiana della Cultura non solo come opportunità di attrazione turistica ma come “occasione di costruire un discorso che deve poi permanere negli anni, fare tesoro delle esperienze fin qui compiute e ispirarne di nuove”.

Sono poi intervenuti Franco Duc, coordinatore comunicazione Crédit Agricole (partner del progetto montagnaterapia di Parma), che ha parlato di "un progetto vincente, e lo capiamo guardando gli occhi dei nostri volontari", e Pietro Pellegrini, direttore DAISM-DP Ausl Parma, secondo cui "queste attività sono, anche, un modo di indirizzarci verso la “transizione ecologica”, aiutando a realizzare i diritti di tutti, a partire dal diritto di fruire dell’ambiente anche per chi, non sempre, ne ha avuto o ne ha la possibilità".

Per Roberta Sabbion, presidente Società Italiana Montagnaterapia "la montagna ci offre il terreno e la possibilità di crescere, individuando però gli obiettivi giusti per ciascuno. Si comincia pensando di aiutare qualcuno, si continua scoprendo che ci si aiuta a vicenda".

È quindi stata la volta dell'intenso contributo su "Il Paesaggio come spazio di vita" di Annibale Salsa, filosofo, epistemologo, etnoantropologo, pastpresident CAI, secondo cui "la montagna si presta molto bene a una attività di cura, è un territorio fragile, che va conosciuto e che abitua al “senso del limite”, ci riporta alla nostra fragilità esistenziale ma, nel contempo, ci aiuta a riscoprire noi stessi".

"Il paesaggio è uno spazio di vita, lo “spaesamento” genera patologia ed è spesso ricorrente negli ambienti urbani (ma anche in taluni contesti montani, se mal gestiti), la montagna e il suo “buon paesaggio” fatto anche di una presenza armonica dell’uomo possono aiutare".

"Il paesaggio non è solo ambiente naturale ma culturale, da noi la “wilderness” non è la norma ma una rara eccezione (anche se oggi l’abbandono delle terre alte riporta ad un progressivo inselvaticamento), il bel paesaggio è equilibrio attivo tra fattori naturali e intervento dell’uomo. La montagna e il suo paesaggio possono quindi diventare uno spazio di vita terapeutico. Immergersi nel paesaggio significa anche capire e imparare quale è il suo linguaggio, superando il dualismo natura e cultura, dobbiamo imparare a vivere il paesaggio ma anche a difenderlo portando forti istanze agli amministratori e ai decisori, è solo con un paesaggio “curato” che possiamo generare benessere e salute nel singolo, nei gruppi e nelle comunità che lo frequentano”. Infine “la montagna, più di altri ambienti, si presta all’uso di stereotipi, l’ingrediente fondamentale per la montagna che cura è il linguaggio del silenzio: questo oggi manca e la frequentazione della montagna, esplosa con veri e propri “assalti” dopo il lockdown, ha messo in luce una netta mancanza in tal senso".

È stato dunque il momento delle esperienze del territorio, testimoniate dalle tante realtà che nella provincia di Parma hanno aderito al progetto di montagnaterapia come utenti o come volontari: dal Consorzio di Solidarietà Sociale, a Fa.Ce (Famiglie Cedrebrolesi), al Cardinal Ferrari di Fontanellato, alla scuola Salvo d'Acquisto, alla Comunità per Minori Mondo Piccolo di Palanzano.

Brevi squarci di esperienze dirette sono stati portati da alcuni utenti di gruppi di mtp, come Mattia dello Scarpone ("Ho visto tanti posti belli, la Montagnaterapia è piacevole, ma non è una gita di piacere”), Barbara del gruppo Mozzafiato ("Con la Montagnaterapia ha sperimentato la perdita dei ruoli delle persone, non sapevi mai chi avevi di fianco se un educatore, un volontario o un utente, ho visto posti bellissimi e ho conosciuto persone nuove che mai avrei potuto conoscere nelle esperienze precedenti"), Andy delle Aquile coraggiose.

Tra i volontari del territorio Saverio Borrini (CAI Parma), Francesca Paraboschi (psichiatra), ed Elena Saccenti, già direttore generale Ausl Parma (che ha puntato l’accento sulla coprogettazione, che è diversa dalla committenza: “Volontari e istituzioni devono essere promotori e garanti di autonomie e crescita per tutti: la Montagnaterapia fin dall’inizio è stato il frutto di questa convinzione comune”).

Il pomeriggio si è concluso con i “Racconti che curano” di Mario Ferraguti, viaggiatore lungo l’Appennino tosco-ligure-emiliano, un mondo in cui la parola mantiene una forza prorompente, scomodante, e curativa per la comunità, un mondo in cui dare un nome alle cose e ai luoghi serve a riconoscere e ad addomesticare le paure stesse, quello che fanno le guaritrici empiriche delle nostre montagne”.

Il convegno proseguirà con sessioni online nelle giornate di martedì, mercoledì e mercoledì, per tornare in presenza, nella Sala Congressi del Campus universitario, Parco delle Scienze, nella giornata di venerdì, e concludersi sabato prossimo, 16 ottobre, con un trekking al Lago Santo.